#TarantoLibera

taranto

 

Per quanto possibile nella mia vita cerco di essere attenta nel giudicare qualsiasi situazione, sono fermamente convinta che prima di prendere una decisione in merito a qualsiasi questione, sia assolutamente necessario ascoltare tutte le parti in causa e le loro ragioni.

Tuttavia c’è una situazione in Puglia in merito alla quale voglio prendere una posizione molto netta. So perfettamente che con queste dichiarazioni mi metterò contro uno dei più grandi colossi economici presenti sul nostro territorio, ma sinceramente non mi interessa: sto parlando dell’ILVA di Taranto.
Ne parlo a seguito del settimo decreto Salva Ilva, che permetterà alle società Riva Fire e Riva Forni Elettrici, che fanno riferimento ai Riva, la famiglia titolare del 90% dell’Ilva spa, di essere escluse dal maxi risarcimento che i tarantini giustamente pretendono e che ammonta a circa 30 miliardi di euro.

Personalmente lo ritengo un provvedimento indecente ed una vera e propria ingiustizia nei confronti di Taranto, dei tarantini e di tutta la Puglia.
Non mi interessa parlare di questo o di quel Governo, di questo o di quel partito, il mio unico interesse va alla salute dei cittadini di Taranto. Io credo fermamente che tutti i governi degli ultimi 30 anni abbiano un debito non quantificabile nel confronto dei tarantini, politici di centrodestra e di centrosinistra che hanno pensato solo ai propri interessi non tutelando mai dico mai le famiglie, i bambini, i lavoratori di Taranto, coloro che sono costretti ogni giorno ad andare a lavorare producendo quel veleno che potrebbe segnare il destino dei propri familiari. Posso solo lontanamente immaginare cosa si possa provare. Il mio umilissimo parere è che tutte queste persone, che si rifugiano ancora dietro il ricatto occupazionale, dovrebbero soltanto chiedere scusa a Taranto e ai tarantini e togliere il disturbo.

Un ricatto occupazionale che è una delle più grandi menzogne dei nostri tempi, perché senza l’ILVA che ha ammazzato tutte le vocazioni millenarie del tarantino, oggi quella zona potrebbe vivere di agricoltura, investire sul comparto ittico (chi non conosce le famose cozze di Taranto), sull’allevamento, sul turismo.
In seguito alle indagini epidemiologiche commissionate dalla procura di Taranto che rivelano che l’Ilva abbia prodotto eventi di malattie e morte; a seguito della Valutazione di Danno Sanitario dell’Arpa che rivela che anche qualora fossero realizzate tutte le prescrizioni dell’AIA gli eventi di rischio per migliaia di persone persisterebbero; a seguito del brillante lavoro a firma di due ricercatrici che rivela che l’Ilva blocca sostanzialmente le attività economiche alternative alla grande industria, occupando tra l’altro molte banchine del porto di Taranto; a seguito delle analisi che rivelano che le falde sono state avvelenate dalle attività antropiche che per decenni hanno calpestato la tutela del territorio; a seguito degli ingenti danni causati dall’inquinamento alla eccezionale mitilicoltura tarantina – famosa nel mondo per la qualità dei mitili coltivati- e agli allevamenti con l’abbattimento di migliaia di capi di bestiame, risulta evidente che queste industrie con a capo l’Ilva non sono compatibili con il territorio e mai lo saranno. A tal riguardo è sconvolgente la notizia che a Massafra, a pochi chilometri da Taranto, recentemente abbiano trovato bovini contaminati da diossina. Ma la regione non aveva preso provvedimenti in merito al pascolo nel raggio di 20 km dal polo industriale? Possibile che non si sappia ancora come questi bovini siano stati contaminati? In merito abbiamo dovuto leggere anche dichiarazioni di solidarietà da parte di politici appartenenti a quegli stessi partiti che oggi sono al Governo e che sono corresponsabili di queste situazioni. Spero di non essere invadente se vi chiedo almeno di avere il buon gusto di rimanere in silenzio. Ad ogni modo chiederò ai portavoce a Roma di depositare una interrogazione parlamentare a riguardo.

Alle forze politiche che attualmente governano questa regione noi tutti pugliesi, perché questa faccenda non riguarda solo i tarantini ma tutta la nostra comunità pugliese, chiediamo di sapere che fine hanno fatto i 50 milioni di euro per gli screening sulla popolazione per il 2014 e il 2015?
E non c’è solo l’Ilva a Taranto ma anche l’Eni, le discariche di rifiuti speciali più grandi d’Europa e le discariche chiuse e mai bonificate, gli inceneritori e la Cemerad che contiene ancora decine di migliaia di fusti con sostanze tossiche. Argomenti che i portavoce del M5S stanno presentando regolarmente al governo purtroppo, ci risulta, senza avere risposta.

Non è possibile che i figli di Taranto siano costretti a lasciare la propria amata città perché le industrie di fatto non creano sbocchi occupazionali. Noi non ci stiamo a questo ricatto e saremo al fianco di tutti quei giovani che non vogliono lasciare la propria terra!
C’è bisogno di cambiare, c’è davvero bisogno di una riconversione economica che valorizzi le reali potenzialità turistiche, ambientali, eno-gastronomiche di Taranto.
Noi ci crediamo e non smetteremo mai di lottare per questo!

E poi c’è il problema occupazione dei lavoratori Ilva non più sicuri che domani ci sia un posto di lavoro. Bisogna tutelare il reddito di queste famiglie.
In linea con la risoluzione presentata in Parlamento sull’Ilva (che propone di destinare 1,2 miliari di euro del sequestro alla bonifica ed alle attività formative in green jobs dei lavoratori e per un loro sostegno al reddito), il M5S intende puntare su turismo, mitilicoltura ed agricoltura sostenibile per immaginare un futuro diverso per Taranto, che guarda un po’, coincide con un suo passato radioso. Il reddito di cittadinanza, presentata come proposta di legge dai portavoce in Parlamento con le coperture finanziarie già trovate, renderebbe Taranto, ma non solo il capoluogo jonico, libera dal ricatto occupazionale in attesa di una meritata conversione economica!

Ci sono ESEMPI nel mondo di città letteralmente risorte dal degrado in cui versavano. Come non pensare a Bilbao, che proprio grazie alla scelta coraggiosa di convertire la propria industria siderurgica dismessa in polo artistico-culturale, oggi è il fiore all’occhiello del nord della Spagna; o a Pittsburgh che della riconversione economica ha fatto rinascere una città soffocata dalle polveri e dalla disoccupazione; insomma di modelli da imitare ce ne sarebbero senza considerare che Taranto ha in più dei miracoli naturali come il Mar Piccolo regno dei cavalucci marini e di altre meraviglie naturali e le Isole Cheradi al cui largo ogni giorno da millenni i delfini solcano il mare e gli straordinari reperti archeologici che ci raccontano una storia incredibile, forse è la volontà che manca.

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