#NoTAP

NoTAP

 

Il 26 gennaio scorso, il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha rimesso al Consiglio dei Ministri (con determina prot. n. 1503) l’ultima parola su TAP (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto transnazionale che giungerà sulle coste pugliesi a S. Foca nel comune di Melendugno (LE), importando in Europa idrocarburi gassosi provenienti dall’Azerbaigian.

Recentemente c’è stato la mancata intesa sul progetto in Conferenza dei Servizi, visto il parere negativo della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Brindisi, Lecce e Taranto, del comune di Melendugno e della Regione Puglia. Per questo la decisione approderà domani mercoledì 11 febbraio a Palazzo Chigi, in quanto la Legge 241 del 1990 (art 14 quater comma 3) prevede che la Presidenza del Consiglio e la Regione debbano risolvere il dissenso entro 90 giorni al massimo. A tal fine, tra le ipotesi previste dalla stessa norma ci sarebbe anche la “modifica del progetto originario” che potrebbe tradursi nell’individuazione di un nuovo approdo.

Il M5S ha da sempre sostenuto, con forza, la netta contrarietà alla realizzazione dell’opera, che non si traduce certo in un “no ideologico” come Tap ed alcuni politici del PD hanno interesse di far credere e continuano a propagandare. Il nostro è, invece, un no sostanziale, ad esclusiva tutela della vocazione territoriale, dell’economia locale e che persegue il sacrosanto principio di precauzione per la salute dei cittadini. TAP distruggerà ettari di terreno, saranno divelti 1900 ulivi anche secolari, il terminale di ricezione (PRT) sarà a pochi Km da centri densamente abitati, e i Ministeri hanno stabilito la non applicabilità della Direttiva Seveso sui rischi di incidente rilevante, nonostante il PRT sia uno stabilimento che ha un’attività a rischio di incidente rilevante, ai sensi del Dlgs 334 del 1999 “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”. Di fatto sarà una “BOMBA” con la quale dovremo convivere senza che vengano prese le necessarie precauzioni imposte dalle direttive europee e dalla legge italiana.

Non ci convincono assolutamente le ragioni della strategicità dell’opera dichiarata nel Decreto sblocca Italia. Il gas azero è un gas sostitutivo e non incrementativo, che godrà di un monopolio per ben 25 anni a garanzia dei finanziatori, andando in deroga alla direttiva UE sulla concorrenza e l’accesso a terzi sulle infrastrutture. E’ chiaro dunque, che non aumenterà l’offerta energetica e non garantirà alcun risparmio in bolletta. Al senato, Russo manager di Tap, ha detto che non si tratta di differenziazione delle fonti energetiche ma di sostituzione dei fornitori. Per quanto riguarda la varietà di fornitori di una stessa fonte fossile come il gas, oggi ci troviamo in difficoltà proprio perché ci siamo legati a regimi non democratici e l’Azerbaigian è guidato da una dinastia dittatoriale e sanguinaria dove non vengono rispettati i diritti umani e civili. Quello che si sa è che da anni, anche prima della crisi, i consumi di gas sono in calo (il carbone costa un terzo) e che paghiamo centrali elettriche a gas spente solo per il potenziale sopperimento del fabbisogno (capacity payment) mentre si dimentica che nonostante le FER (Fonti energetiche rinnovabili) sia non programmabili e discontinue, danno un contributo al fabbisogno nazionale molto più importante di questo gasdotto. Il gas azero invece è destinato al nord Europa e non per l’Italia, come dimostra l’azionariato TAP che lo vuole costruire.

Questo è ciò che dovrebbe avere il coraggio di cinguettare ai suoi followers il buon Emiliano quando parla di “opera strategica” e non nascondere la verità, chino alla volontà del governo e dei lobbisti nel tradire i pugliesi che hanno da tempo espresso il loro dissenso. La Puglia non è terra di conquista! E se lo siamo stati quel tempo è giunto alla fine! Il Salento ha la sua immensa ricchezza naturale, che non ha aree di serie A e di serie B, quelle da tutelare e quelle-altre, da discriminare e continuare a danneggiare. Per questo nessun cambio di destinazione ci troverà concordi: TAP è inutile e dannosa ovunque.

L’Italia necessita di una pianificazione nazionale che riduca progressivamente fino ad escludere le fonti fossili, così come dovrebbe fare la regione Puglia nella quale si produce oltre l’80% in più rispetto il proprio fabbisogno energetico. Nicastro, l’assessore regionale alla qualità dell’ambiente, ha dichiarato in questi giorni mezzo stampa l’ “impotenza” della Regione, pur sapendo che la determina del MISE è uno degli atti del procedimento che la Regione può, e a nostro avviso deve, impugnare. Tap è oggi un dramma pugliese proprio a causa dell’inerzia di chi ci governa, che permise, nel 2010, di entrare a far parte dell’elenco delle regioni disponibili ad ospitare i gasdotti. Inerzia che tutt’oggi sembra perseverare in quella politica incapace di assumersi, dinanzi ai cittadini, la responsabilità delle proprie scelte.

Annunci