La pesca ed i pescatori

“La pesca è molto più di una passione, è una filosofia di vita, un modo speciale per entrare in contatto con se stessi e con il mondo. Il rapporto tra l’uomo e il pesce è un’attrazione fatale dietro cui si nasconde il grande legame con la natura e la fascinazione profonda del mare.”
Gli amici di alcuni paesi costieri pugliesi sono una fonte continua di sostegno, prima con gli incoraggiamenti ed ora anche con il materiale da studiare che mi passano, come tutti gli altri, in continuazione!  Grazie, è esattamente questo che intendiamo quando chiediamo non di votarci soltanto ma di sostenerci, suggerirci, incoraggiarci, rimproverarci!Li ringrazio per avermi segnalato la situazione dei pescatori, figure che vivono e proteggono le loro coste, silenziose ed infaticabili, pazienti e tradizionali, in una parola… meridionali!

Tra Mola e Monopoli circa 708 famiglie vivono grazie alla pesca. L’Unione Europea è intervenuta brutalmente nella loro vita ed in quella di tutte le famiglie collegate a questa antica attività con tre lettere: PCP. La Politica Comune della Pesca, nelle quattro parti in cui si articola, è stata introdotta al fine di regolamentare e rendere più sostenibile l’attività della pesca preoccupandosi di garantire la riproduzione degli stock ittici e la salvaguardia del pescato più piccolo.

La riproduzione degli stock ittici viene incentivata obbligando i pescatori ad un fermo biologico di 45 giorni. Giorni fissi, ai pescatori non è lasciata alcuna flessibilità, alcuna gestione di questi 45 giorni di fermo. Il sabato e la domenica devono stare a casa anche se durante la settimana non son potuti uscire per via del maltempo. Da qui, non solo tragedie economiche (accade che alla ripresa del periodo di fermo ci sia una tale sovrapproduzione che i prezzi, necessariamente, calano) ma anche umane perché ormai le pagine di giornale si arricchiscono anche di cronache nere per gli episodi di pescatori che escono in mare con un tempo parecchio incerto e lasciano la loro vita al largo. Martiri di una politica approssimata e snob che non è mai salita in barca a parlare con loro ed a cercare un punto di incontro tra le diverse esigenze ambientali e sociali.

La salvaguardia del pescato più piccolo si cerca invece con l’indicazione della dimensione delle maglie da pesca. Ma l’Oceano Atlantico ed il Mar Mediterraneo comunicano sì attraverso lo Stretto di Gibilterra ma hanno ognuno una propria storia, diverse civiltà sfamate, diverso microclima e dunque diversa flora e fauna. Non è normale applicare ad entrambi i mari le stesse direttive.

Accade poi che il settore dei paesi vicini, Turchia, Senegal e Tunisia, non essendo soggetto a tali normative sia più competitivo perché vende in Europa ad un prezzo che è 1/3 di quello locale. A mio parere, si rende necessaria una politica di protezionismo economico per i nostri prodotti a cui giustamente chiediamo di rispettare il mare ma che poi non proteggiamo dalla concorrenza estera che vince facile! Si rende necessaria l’applicazione di dazi secondo me e non solo la tutela dell’origine controllata come l’Ue e l’Italia propongono. Invece, poi leggi che alla voce POLITICA INTERNAZIONALE, seconda delle quattro voci in cui si articola la PCP, l’UE si vanta di essere importatore di pesci addirittura con aliquote ridotte!!! Il tutto, per loro, al fine di compensare le carenze di produzione europea ed andare incontro all’industria della trasformazione che da queste carenze verrebbe lesa… Corretto a metà dato che le carenze sono prodotte da questa politica che tutela l’ambiente ma non il pescatore che lo rispetta!

Altro passo necessario: fare gruppo! Io lo so che in questo i Meridionali non sono più bravi, io lo so che anni di angherie e demonizzazione ci hanno trasmesso la paura dell’altro, la mancanza di fiducia ed una forte tendenza all’individualismo. Ma da soli non si va da nessuna parte! Se si guarda la mappa delle “Organizzazioni di produzioni” si nota che proprio sulle nostre coste pugliesi, adriatiche in particolare, non ne figura nessuna. ERRORE! La voce del singolo la sentono i vicini soltanto, solo un coro può arrivare fino al cielo! Queste organizzazioni, così come previste dalla terza delle quattro voci in cui si articola la PCP, hanno la possibilità di studiare e proporre compromessi tra le istanze della sostenibilità e quelle dell’economia, tra la domanda e l’offerta. Per questo, gli attivisti del Movimento Cinque Stelle stanno lavorando con passione e certamente fatica per unire le problematiche dei pescatori in un gruppo di presa coscienza del problema ed azione!

In gruppo si potrebbero anche elaborare progetti, piani strategici ed operativi che riceverebbero i finanziamenti previsti dal FEP (Fondo europeo per la pesca) che per il periodo dal 2007 al 2013 ammontava a 4,3 miliardi di euro. In alcuni casi, per esempio, è stato usato solo per i premi previsti dal programma Sfop che concedeva premi a chi rottamava i propri natanti. Attenzione! Non per prenderne uno dotato di più comfort o più grande (ricordiamo che la dimensione del peschereccio non influisce sulla quantità del pescato) o più sostenibile, no! Premi a chi rottamava e basta ovvero a chi diceva addio a questo mestiere che magari per generazioni aveva sfamato la propria famiglia! E soprattutto che poteva essere trasmesso ad un figlio disoccupato…

Il problema è che questa della rottamazione è diventata la via preferita, l’unica possibile, per questi lavoratori infaticabili. Perché ai danni europei si aggiunge la beffa italiana! L’aumento del prezzo del gasolio, che, passato da 15 centesimi a 50 centesimi a litro, visto il consumo giornaliero di circa 10 quintali, è giunto a rappresentare il 50% dei costi. E la mancanza di attrezzature portuali, mercati, aziende di trasformazione (problema italiano non solo del settore della pesca) per cui vista l’impossibilità di attuare un’organizzazione commerciale, si preferisce vendere il pescato all’ingrosso con ricavi irrisori.

RISULTATO: la Puglia ha registrato lo scorso anno un import da 20 000 000 di euro ed un export da 2 500 000 euro. Inaccettabile!

Altra beffa italiana: la questione della pesca del tonno. Vietata alla nostra marineria, concessa a poche unità della Sicilia, i nostri tonni vengono allegramente pescati da barche croate, albanesi e giapponesi nelle 80 miglia costiere di acque internazionali che lambiscono il nostro tacco.

Una politica cieca, accanto alla nostra paura di fare gruppo, può colpirti fin dentro casa. Ecco perché l’Unione Europea non è un ente così distante ed astratto come vorrebbero farcela apparire. Ecco perché dobbiamo correre a riprendercela e trasformarla in una comunità dove nessuno, assolutamente nessuno, deve rimanere indietro!

In alto (mare) i cuori!

Per approfondire:
1) http://www.felicedesanctis.it/News-Dett.aspx?Id_News=117
2) http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/index_it.htm
3)http://europa.eu/legislation_summaries/maritime_affairs_and_fisheries/fisheries_sector_organisation_and_financing/l66004_it.htm
4) Gli attivisti del M5S della vostra zona.

Immagine
L’immagine è la “riunione dei pescatori” tratta dal film “Terraferma” di Emanuele Crialese (2011)
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